Esperienza di una pedalata notturna
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Tra gli incontri con i soci che la nostra associazione BiciLiberaTutti organizza ogni anno, ce n’è uno molto molto partecipato: “Diari di cicloturismo”. Durante la serata, in cui i soci presentano le proprie esperienze di viaggio, i racconti e le fotografie proiettate sono molto coinvolgenti e le emozioni provate dai viaggiatori diventano così patrimonio comune.
In una di queste serate, chiacchierando con un socio, l’amico Giovanni Orsoni, abbiamo deciso di partecipare ad una pedalata notturna di 100 KM, che parte da Ferrara -la città delle biciclette- e arriva fino al lido di Volano sull’Adriatico: il percorso segue tutta la sponda destra del Po del ramo di Goro e attraversa il parco naturale del delta.
Le informazioni prese ci hanno confortato sulla bontà dell’organizzazione che gestisce ormai da molti anni gli aspetti logistici di questa “Bike Night”: il ritorno in pullman, con annesso carrello per le bici, la sicurezza, (il fondo dell’argine destro è buono anche per le bici da corsa) e i diversi punti di ristoro, curati dai volontari che sostengono i ciclisti con i loro preziosi rinfreschi, graditissimi durante la lunga notte.
Sono stato incuriosito sia dalla novità di trascorrere un’ intera notte in bici (come avrebbe reagito il mio corpo?), che dall’opportunità di visitare Ferrara (dove non ero mai stato), edificata da una delle più prestigiose famiglie del Rinascimento, Ferrara e il suo territorio sono stati riconosciuti dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità, merita la visita.
Ho dedicato gran parte del giorno 13 giugno alla visita del Castello Estense, che domina il centro della città ed è dotato di quattro possenti torri riunite in quadrilatero come strumento di controllo politico e militare. E’ circondato da un ampio fossato, difeso anche da avancorpi e rivellini collegati con ponti levatoi; il tutto è stato costruito con mattoni di ottima fattura che hanno permesso anche la realizzazione dei barbacani (da me molto apprezzati), simbolo comune di tutte le fortezze Estensi ed elemento architettonico unificante dell’intero territorio.
L’organizzazione della pedalata, con tutto il suo armamentario di suoni e colori, si è insediata in piazza Savonarola, di fianco al castello e ha incominciato ad accogliere i partecipanti (eravamo in 850); la partenza effettiva era prevista per le ore 24.
Giovanni ed io abbiamo partecipato anche al giro di 10 km che costeggia il perimetro delle mura cittadine, tuttora in ottimo stato di conservazione e ben illuminate; questa pedalata, organizzata da Fiab Ferrara, partita alle ore 20, era aperta a tutti: c’erano infatti anche molte famiglie con bambini e la città è davvero a misura di bici.

La partenza del colorato e luminosissimo gruppo è avvenuta in orario, un festante caleidoscopio di luci e colori. Il mio amico di avventura Giovanni, come sempre, mi ha stupito, aveva infatti sulla sua bicicletta una luce frontale che proiettava il pittogramma di una bici di colore verde sull’asfalto, così era facile sia per me che per l’altro nostro compagno, Francesco Pellisari, individuarlo e stargli vicino nonostante i numerosissimi partecipanti, che per i primi 15 km sono stati molto compatti. Il grosso del gruppo proveniva dalle regioni vicine, ma sulle magliette c’erano rifermenti a tante città italiane; l’età media non era molto elevata, forse i meno anziani sono più attrezzati per le avventure notturne; l’andatura controllata del primo tratto mi ha permesso anche di osservare tante belle biciclette: si capiva che i proprietari ne avevano estrema cura e le usavano abitualmente.
Una volta raggiunto il margine destro del Po, il gruppo si è diradato in una lunghissima e luminosissima linea lampeggiante. La fila luminosa seguiva e sottolineava il percorso sinuoso del fiume: si era quasi rapiti, affascinati e risucchiati dalla scia in movimento.
Quando in lontananza ho visto le intermittenti luci addensarsi e raggrupparsi, ho compreso che stavamo per arrivare al primo rinfresco; il cibo offerto era adeguato: frutta, bevande, succhi, una ciotola di riso e non mancava qualche dolce. Mentre mi rifocillavo, ho notato che i primi stavano già ripartendo, infatti le loro luci indicavano il prosieguo del percorso.
Tra le due e le tre di notte, ho incominciato a sbadigliare e i miei occhi tendevano a chiudersi sempre più spesso. Quando in una leggera curva ho rischiato di andare dritto (ricordo che eravamo immersi nel buio), ho compreso che dovevo cambiare strategia, ho colto quindi l’occasione e mi sono accodato a quattro ciclisti che mi hanno superato con le loro bici da corsa. Lo sforzo per seguire la loro scia, il vento fresco sul viso e l’attenzione per mantenere la giusta distanza da chi mi precedeva mi hanno permesso di accantonare il sonno, aspetto quest’ultimo da non sottovalutare per chi volesse intraprendere in futuro questa avventura.
Al secondo rinfresco ho colto l’occasione per coprirmi e ho indossato un giacchetto, sia per mantenermi più caldo che per proteggermi dalla copiosa umidità, dal momento che il dispendio di energie cominciava a farsi sentire.

Con l’aurora la luminosità man mano si rafforzava, dapprima dominava il rosa, poi il rosso: ormai il sonno non era più un pericolo. Quando il circondario è diventato via via sempre più nitido, ho smesso di guardare la strada e la mia attenzione è stata catturata dal territorio del delta. Lo sguardo cercava invano il confine, dell’estesa pianura con i suoi enormi campi coltivati, ma soprattutto era colpito dalla densità dei canali e degli specchi d’acqua resi luccicanti dalla luce ancora bassa sull’orizzonte.
Durante l’ultimo tratto del percorso mi sono riunito con i miei due compagni e insieme abbiamo raggiunto il mare. Sono rimasto però interdetto perché, nei pressi del delta, mi aspettavo di vedere numerosi uccelli acquatici, invece ho visto a malapena solo due gallinelle e due folaghe; mentre riferivo questa mia riflessione, Francesco ha ipotizzato che a causa delle coltivazioni intensive l’inquinamento chimico in questo territorio lacustre deve essere molto accentuato,
Raggiunto il mare, dopo la doccia, abbiamo preferito utilizzare il lettini messi a disposizione dal lido di Volano per rilassarci; l’adrenalina però era ancora troppo presente per godere pienamente dell’atteso riposo.
Era ancora troppo presto anche per scambiarci le nostre considerazioni e impressioni, che comunque ho cercato di raggruppare in questo mio racconto: avevamo infatti bisogno di tempo per consolidarle e farle nostre.


Bell’articolo, e sicuramente esperienza interessante.
Bravo Marco, grazie della condivisione della tua interessante esperienza.
Ho abitato per due anni a Ferrara, ma non avevo fatto un’esperienza simile.
Complimenti per l’articolo… e per non esserti addormentato durante il giro in bici notturno.
Marco leggendo il tuo articolo è come avere partecipato dal vivo.
Il prossimo anno cercherò di farvi compagnia.
Bravissimo Marco, una bella esposizione di una avventura notturna in bicicletta!!
Grazie, però non so chi sei?
Bella esperienza, e racconto come sempre poetico!
Giovanni
Caro Marco, ti conoscevo come una buona guida (e non solo per l’organizzazione dei bei giri che fai) ed ora ti scopro anche come uno scrittore seducente.
Avendo vissuto anch’io a Ferrara, leggendo la tua cronaca (che però è molto più di una cronaca) mi hai riportato in quei posti. Certo, la tua esperienza è stata molto più avvincente (all’epoca andavo poco in bici anche perché me ne hanno rubate più di una), ma grazie per aver illuminato la mia fantasia riportandomi in quei luoghi.
Antonio